Metti una sera di fine estate, una mostra internazionale con opere d’arte contemporanea, un museo in cui tu sei maestro, Vittorio, e io discepola.

Se questo è un sogno, non svegliatemi. Potete, però, farne parte. Venite in Sicilia, amici miei, datemi retta. L’impossibile è Noto: la città d’arte in cui il Bello amministra e tutto può accadere.

Ci sono sere che non ti aspetti ma, come d’incanto, accadono. Sono le sere in cui ti senti improvvisamente al centro del mondo, il tuo, lo stesso che per una vita hai cercato di innalzare con mattoncini di arte e cultura. Strutture mentali erette con pagine di libri e relazioni tenute assieme dalla malta della passione per la tua terra. E certe sere capita che il Virgilio della tua adolescenza, il critico d’arte che ha accompagnato lunghi pomeriggi davanti alla tv nel salotto di casa, quello irriverente che ha fatto parlare di sé per affermazioni forti e senza filtri, smetta i panni del personaggio mediatico e si sveli nella sua persona. E lo faccia a Noto, la città d’arte che apre le sue residenze e i palazzi, che ospita artisti e letterati illuminati, che dà la possibilità alla gente di  viverla, amarla, in ogni stagione e momento.

Sembrerebbe l’incipit di una storia inventata, invece è successo veramente. Ieri sera, venerdì 30 Agosto, Vittorio Sgarbi ha tenuto una lectio magistralis nel cortile del Convitto delle Arti.  Un evento organizzato da Sicilia Musei, che dal 2016 persegue gli scopi di una vera e propria alfabetizzazione culturale nel tessuto urbano. Tanti, tantissimi hanno affollato il “giardino di pietra” per accaparrarsi un posto da cui ascoltare il professore.

È durata quasi due ore la sua lezione. Davanti ad un maxi schermo in cui scorrevano immagini tratte da “Il Novecento”, il suo libro pubblicato da La Nave di Teseo, Sgarbi ha svelato, con naturalezza e charme, retroscena inediti e curiosità nascoste, accendendo un incendio di sapere nei nostri animi. Perché mai nessuno mi aveva detto che il Pirandello di Uno, Nessuno e Centomila, avesse un figlio, Fausto, pittore, e che tra i due non corresse buon sangue? Perché non sapevo quasi nulla del Bonazza, artista classico dal gusto sontuoso che alla mente richiama il noto Klimt, che sembra non andare nella direzione dell’arte contemporanea? Perché di questo ‘900 pittorico io fino ad oggi conoscevo i grandi maestri, come De Chirico e Fontana, attribuendo quasi esclusivamente a loro i meriti di una rottura con le vecchie scuole?

Sgarbi, in questo, è stato illuminante, ci ha preso metaforicamente per mano per compiere una discesa negli inferi dell’ignoranza (intesa come mancata conoscenza) dove giacciono, con dignità e speranza nel riscatto, i “dimenticati”. Perché lui, prima o forse meglio che altri, si è avventurato nel genio inquieto del Novecento, per far capire come, in un secolo in cui l’Italia non è più il primo paese per l’arte, ci sono però artisti formidabili, che a volte hanno varcato i confini nazionali, ma spesso non hanno conosciuto risonanza mondiale.
Degli uni e degli altri – ha ricordato Sgarbi – cerco di rendere conto e di dare testimonianza. Modigliani, Boccioni, de Chirico, Morandi, Carrà, Casorati, il ventennio fascista, la scuola romana, Guttuso e molte altre sorprendenti scoperte”.

Ad accoglierlo sul palco sono stati il sindaco di Noto Corrado Bonfanti ed il presidente di Sicilia Musei Gianni Filippini che hanno annunciato nuovi progetti legati alla cittadina barocca. Il Convitto delle Arti ospiterà, infatti, “Artisti di Sicilia”, una nuova mostra curata da Vittorio Sgarbi che racconterà un secolo di storia dell’arte siciliana. L’esposizione, prevista per dicembre, inaugurerà una nuova stagione culturale.

Intanto la mia stagione estiva si chiude così: nel segno della Bellezza. Con la possibilità, quasi esclusiva, di aver visitato la mostra L’impossibile è Noto (aperta fino al 15 novembre con un percorso espositivo diviso in dieci tappe che si concluderà mediante un tributo a Salvador Dalì) accompagnata proprio da lui, Sgarbi. Lo stesso che, sceso dal palco, si è mostrato in tutta la sua umanità e gentilezza.

Modi cortesi ed eleganti, un tono di voce pacato, un sorriso sornione e accogliente, e poi quel gesto con cui si porta la mano alla fronte per aggiustare il ciuffo. Scena che ho osservato al piccolo schermo per anni e che mi si è palesata a pochi centimetri di distanza, mostrando la natura genuina e autentica di un uomo che ha sempre capito l’uomo e per questo lo ha a volte elogiato, altre criticato al fine di migliorarlo.

Credits Andrea Roccaro

Lui che è andato in rottura con gli uomini del suo tempo, alla stregua di tanti artisti prima di lui: “L’artista aspetta la censura che è la conferma della sua potenza. Non c’è miglior censura del silenzio. Se interrompi il silenzio e crei l’effetto, l’artista dice di esser vittima di censura perché ha manifestato la sua libertà e non è libero di esserlo. Così se ne parla e ha successo. L’arte del 900 è percorsa da questa ansietà. L’artista ha bisogno di provocazione“.

La provocazione, le provocazioni a cui Vittorio, critico d’arte, saggista, accademico, opinionista, personaggio televisivo e politico italiano, ci ha abituati perché lui è cosi: si ama o si odia, si accetta e non si discute, un gigante in un mondo di nani.

Credits Andrea Roccaro

Prima del brindisi con un buon Nero d’Avola, in una chiacchierata informale e conviviale, mentre ci scambiamo confidenze, aneddoti e nozioni su questa terra a cui lui è legato da anni, l’isola in cui ha tessuto amicizie storiche a favore della rinascita e della promozione, chiedo tre aggettivi con cui descrivere la Sicilia. Secca, poetica e puntuale la sua risposta che qui riporto con un pizzico di orgoglio e vanto: infinita, luminosa, divina.

Clicca qui per vedere il video con la risposta.

Come infinito e luminoso è stato il suo insegnamento.
Grazie, Vittorio, immenso!

 

1 commento

  • Maurizio Piccinetti
    1 Settembre 2019 at 15:20

    Concordo con te sulla natura entusiasta degli aggettivi da Sgarbi per descrivere la tua Sicilia.
    Ale hai talento e passione per la scrittura. Grazie 🎓

    Reply

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