Se fino a ieri abbiamo preso in prestito le categorie di Presnky per parlare degli adolescenti di oggi, adesso che la rivoluzione tecnologica è compiuta largo ai “Figli delle app“. Chi sono, come si sentono ma soprattutto cosa sentono: le risposte nel saggio del sociologo Francesco Pira, in libreria dall’8 marzo.

Fino a marzo 2021 dobbiamo a Marc Prensky, consulente e innovatore nel campo dell’educazione e dell’apprendimento, l’invenzione di due termini: nativo digitale e immigrato digitale, apparsi per la prima volta in un articolo del 2001 sulla rivista “On the Horizon”. Ma la storia ci ha già ampiamente dimostrato che i “nativi digitali”, che vengono al mondo non in una cultura digitale ma da una cultura digitale, come fosse un nuovo DNA, spesso sono adolescenti ingenui, privi della saggezza digitale. Chi sono, dunque, i venuti al mondo che non conoscono un solo momento della loro vita scevro dall’influsso della tecnologia? Sono i “Figli delle app“, la nuova categoria coniata dal sociologo Francesco Pira, titolo del saggio in libreria dall’8 marzo, figli di una “generazione on demand” che si muovono tra app e dimensione social in un fluire quotidiano.

Dalla non-comunicazione all’iper-comunicazione, alla vetrinizzazione dell’io: la rivoluzione tecnologica è compiuta e a spiegarci il perché e come, restituendo contestualmente al lettore un manuale che permette di comprendere meglio i comportamenti delle nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti, ci ha pensato il professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina.

“Dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire della società”. Si apre con una citazione di San Giovanni Bosco il volume che incuriosisce sin dal titolo, che fa il verso a una famosa canzone: “Figli delle app – rivela l’autore- è il provocatorio titolo che ho scelto, da immigrato digitale e adolescente, quando Alan Sorrenti cantava: Noi siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno… Non sono sicuro che essere figli delle app sia essere eroi di un sogno, purtroppo concordo con il pensiero del grande sociologo Zygmunt Bauman che il consumismo tecnologico rischia di trasformarci in individui senza storia e identità”.

Il saggio è anche l’occasione per condividere i dati dell’ultima ricerca realizzata dallo studioso. Il terzo capitolo è, infatti, interamente dedicato ai risultati della survey online “La mia via ai tempi del Covid” condotta nel periodo aprile – maggio 2020, ha coinvolto in totale 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori che hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette domande. I dati evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti la prima generazione digitale. Praticamente il 100% (96,6%) degli intervistati possiede uno smartphone e oltre l’80% (88,8%) ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza a isolarsi rispetto all’ambiente familiare. Sempre più dipendenti dal gruppo di pari, hanno vissuto una forte sensazione di isolamento, paura e scoraggiamento, con oltre il 60% degli intervistati che dichiara di avere provato questo sentimento. C’è poi un dato che più di tutti gli altri offre spunti di approfondimento, ed è quello relativo all’ eventuale possesso di un profilo social falso. Su 544 risposte ottenute, il 69% ha dichiarato di averlo. Vivono su Instagram e Whatsapp. Appare evidente, una volta di più, come nell’era liquido-moderna l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.

Questo volume –commenta il sociologo– è dedicato a tutte le vittime del cyberbullismo, del sexting, del revenge porn, del cutting e a chi ha perso la vita per inseguire una challenge. Ma anche a coloro che usano le nuove tecnologie per trasmettere al mondo messaggi positivi e condividere conoscenza”.

L’autore Francesco Pira è professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, dove è Delegato alla Comunicazione dell’Ateneo e Coordinatore Didattico del Master in Social Media Manager. Sociologo, saggista e giornalista è autore di numerosi articoli e pubblicazioni scientifiche. Columnist del quotidiano statunitense La Voce di New York, scrive per riviste specializzate. E’ il suo sesto libro con la Franco Angeli La net comunicazione politica (2012),Come dire qualcosa di sinistra (2009), La nuova comunicazione politica (con L. Gaudiano 2007), Come comunicare il sociale (2005) , Di fronte al cittadino (2000).

Un volume che parla dei nostri figli, che non sono marziani, ma ragazzi pieni di speranze e di fragilità. Si muovono in un fluire quotidiano h24 di interazioni, produzione di contenuti e creatività e, per la prima volta, l’e-learning è entrato nelle loro vite. Questo libro, che intende analizzare le trasformazioni in atto, si basa sui risultati delle ricerche condotte in ventitre anni di studio sull’evoluzione dei modelli comunicativi di preadolescenti e adolescenti prima e dopo l’avvento delle nuove tecnologie e alla digitalizzazione della società. Un percorso attraverso generazioni che si sono evolute all’interno di ambienti sempre più tecnologici, immersi negli universi social, spesso da soli e che oggi sono gli adulti appena diventati genitori, tutti accomunati nell’evidente dicotomia tra connessione e relazione.

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